Del centro abitato di Giba non si conoscono origini certe. In una nota storica si riporta che il suo territorio fu frequentato dall’uomo sin dall’epoca neolitica e nuragica, come testimoniano le domus de janas, i nuraghi e le tombe dei giganti presenti. Tra questi il sito di maggior interesse è quello del Nuraghe Meurra. Secondo una leggenda, la fondazione di Giba è da attribuire a Genserico, re dei Vandali, verso il 500 d.C; in ogni caso un notevole impulso alla crescita e allo sviluppo della comunità fu dato dall’ordine monastico di San Benedetto, che sul finire del primo millennio costellò la zona di monasteri e chiese, tra le quali la più prestigiosa è quella nei pressi di Villarios dedicata a Santa Marta, edificata nell’XI secolo secondo i canoni tipici del romanico. Dal 1891 il territorio di Giba fu attraversato da una delle prime strade ferrate della Sardegna che realizzò un breve tratto che da Santadi arrivava a Portobotte trasportando carichi di carbone vegetali e distillati di legno da spedire ovunque. Il litorale di Portobotte ancora oggi è di rilevanza strategica per il comune di Giba, che oltre alla vocazione agricola, vanta altri settori di sviluppo legati al turismo sportivo (kite surf e wind surf) e naturalistico. Infatti, dal punto di vista ambientale, il paese si affaccia sul golfo di Palmas, dove la presenza degli stagni favorisce un’avifauna eccezionale. Intere colonie di fenicotteri rosa, aironi cenerini, garzette, cavalieri d’Italia ed esemplari di pollo sultano, nidificano e vivono tra le erbe palustri e i canneti. Agricoltura e pastorizia restano comunque il motore principale dell’economia: formaggio e carne di pecora una costante dei pascoli collinari, campi di carciofi e uliveti completano il restante paesaggio rigoglioso e fertile. A Giba una tradizione molto sentita è quella legata al pane: la panificazione quotidiana ripercorre ancora gli schemi e i gesti del passato, nelle forme e negli ingredienti così come nella cottura, rigorosamente nei forni a legna. Esistono laboratori artigianali che perpetuano l’arte della lavorazione del pane e le sagre che ne consacrano la prelibatezza e la vendita ai turisti.